L'Europa contro i segreti delle big tech

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In questi giorni si sta discutendo molto sulla presa di posizione della Commissione Europea riguardo alla trasparenza sugli algoritmi di realtà come Google, Amazon, Booking, Glovo, Alibaba e molti altri. Nel mirino ci sono anche realtà come Facebook, indagata sulla modalità e diffusione della raccolta dei dati dei propri utenti.

Il Digital Service Act (DSA) della Commissione Europea intende regolamentare sia le piattaforme social che gli algoritmi pubblicitari, cioè tutto ciò che influenza il consumo pubblico in generale. Il fine di queste regolamentazioni sarebbe quello di aiutare i piccoli e-commerce, portando allo stesso tempo trasparenza.

Nel luglio del 2019 è entrato in vigore il regolamento P2b in cui si obbliga alla trasparenza in termini di servizio con linee guida basate sulla trasparenza di 101 variabili, come la velocità di caricamento, i programmi fedeltà, recensioni e punteggi degli utenti.

Il 15 dicembre si è parlato invece del Digital service Act e del Digital Market Act (relativamente al regolamento dei servizi e mercati digitali) precisando dunque il peso di ogni variabile e obbligando ad ulteriori regolamentazioni e sanzioni.


Cosa sono gli algoritmi delle Big Tech?


Ogni Big Tech, come Amazon, Google e eBay, si avvale di algoritmi precisi e molto complicati per fini promozionali e non solo. Questi algoritmi sono tenuti nascosti dalle diverse compagnie e non hanno mai mostrato nessuna intenzione di svelarli al pubblico. Si tratta di quegli algoritmi, per chi non avesse dimestichezza con questo mondo, che permettono ad esempio di comparire in prima pagina o tra le prime posizioni; infatti, si sa, che l’utente tende a fermarsi ai primi risultati di ricerca.

C’è sempre stato però un dibattito su questo tema, volendo portare l’attenzione alla possibilità da parte delle aziende di poter sfruttare questi algoritmi per “minare la democrazia”. Proprio adesso, durante questo momento particolare dove l’online è fondamentale, la Commissione Europea vuole intervenire.


Il possibile impatto negativo


Queste regolamentazioni potrebbero però avere impatti negativi nella ricostruzione del tessuto economico di questo momento. Per Google, ad esempio, non sarebbe più possibile costruire strumenti digitali come quelli sfruttati durante il lockdown, dove Google Search mostrava i ristoranti nelle vicinanze potendo prenotare direttamente; come ha espresso Karan Bathia, vicepresidente del Global Government Affairs and Public Policy di Google.

Per quanto riguarda invece Amazon, questo non tiene in considerazione quanto l’algoritmo possa aiutare PMI che grazie al marketplace riescono a vendere grossi volumi in tutta Europa e oltre, senza bisogno di un e-commerce, che in molti casi avrebbe un traffico minore.


Quindi cosa cambierà?


In sostanza, si tratta di regolamentazioni che interesserebbero chiunque voglia creare un mercato digitale mostrando annunci che si basano sulla personalizzazione delle preferenze dell’utente.

Il primo provvedimento (Digital Service Act) impone vincoli per quanto riguarda gli intermediari di contenuti con aggiornamento rispetto alle normative vigenti. Il secondo, riguardante il mercato (Digital Market Act), impone invece obblighi specifici per le cosiddette aziende “sistemiche”, i colossi Big Tech.

Inoltre, il Digital Service Act (DSA) obbliga tutti gli intermediari a cooperare con le autorità di competenza. Le grandi piattaforme dovranno poi avere moderatori per intervenire in modo rapido qualora fosse necessario l’intervento in caso di notifica. Verranno poi imposti controlli all’identità dei venditori online, riferimenti a pratiche anticoncorrenziali e il divieto alle piattaforme sistemiche di trarre profitto dai dati sensibili.

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Ti ringraziamo per la lettura,

Team Bettershop

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